Chiaia, cosa vedere

In questo post cercherò di illustrarvi cosa vedere a Chiaia, il quartiere più elegante di Napoli.

Del resto, se seguite il narrabondo.com, vi sarà già capitato di leggere articoli similari per altre zone di Napoli, in particolare per

Chiaia o Chiaja ?

Prima di andare al sodo, consentitemi però di farvi una breve introduzione generale sul quartiere. Il nome Chiaia, infatti, deriva dal latino medievale plaga e dallo spagnolo playa, siccome la zona si trovava lungo la via per arrivare alla spiaggia. In particolare storicamente acquisì il nome di Chiaja con la j lunga e tuttora i puristi usano scrivere così il nome di questo quartiere. Tra l’altro Chiaia originariamente era un borgo posto fuori dalle mura cittadine e solo nel 1400, cioè durante il periodo di dominio aragonese, vi furono costruite piccole case di pescatori. Ciò fermo restando, a metà ‘800, con la cosiddetta “colata”, la sua fisionomia è cambiata e si è fatta avanzare la linea costiera. Inoltre, con il piano di risanamento e ampliamento, sono stati realizzati il rione Amedeo e l’attuale via dei Mille. Poco successive sono poi le ville liberty che caratterizzano il quartiere.

Dove si trova Chiaia ?

Si trova a nord dei quartieri di Fuorigrotta, del Vomero e di Montecalvario; a est, del quartiere San Ferdinando; a ovest, di Posillipo;  a sud, del golfo di Napoli.

Come arrivare a Chiaia

  • A piedi: da piazza Trieste e Trento, appena al lato di piazza del Plebiscito, basta imboccare via Chiaia;
  • In metropolitana dalla stazione centrale, fermata piazza Amedeo o piazza Sannazaro
  • In funicolare dal Vomero, fermata piazza Amedeo

Chiaia, cosa vedere e cosa fare

Chiaia è considerata la zona dello shopping per antonomasia, tanto è vero che nella stessa sono presenti le griffes più importanti. E’, tuttavia, altresì nel cuore della movida partenopea grazie alla presenza di numerosi “baretti” . Il fascino di Chiaia però non si esaurisce di certo qui, posto che è un quartiere ricco di belle Chiese, stupendi edifici storici ed eleganti piazze che illustrerò di seguito. Dunque, cosa vedere a Chiaia ?

  • via Chiaia e il ponte
  • palazzo Cellammare
  • La galleria Borbonica
  • piazza dei Martiri
  • palazzo Mannajuolo
  • Pan Palazzo delle Arti
  • Santa Teresa a Chiaia
  • Parco Margherita e il liberty napoletano
  • Castello Aselmeyer
  • Villa Pignatelli
  • Villa Comunale
  • Stazione zoologica Anton Dohrn
  • Mergellina e piazza Sannazaro
  • Il parco vergiliano
  • Castel dell’Ovo
  • Dove mangiare a Chiaia ?

Ponte di Chiaia

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Ponte di Chiaia

Passeggiando per la caratteristica via Chiaia, strada che collega il centro propriamente detto a Chiaia, si incrocia il famoso ponte di Chiaia. Quest’ultimo anticamente era noto con il nome di Ponte Monterey, in quanto voluto dal viceré Manuel de Acevedo y Zúñiga, conte per l’appunto di Monterey. L’attuale sistemazione è opera di Orazio Angelini per la parte statica e per i fregi in marmo di Tito Angelini e Gennaro Calì.

Sul ponte un aneddoto simpatico è che il padre domenicano Padre Rocco, che tanta influenza aveva presso i Borbone, vi face apporre un crocifisso per consentire che – grazie ai lumini lasciati dai devoti – fosse garantita una forma di illuminazione.

Palazzo Cellammare

Sempre rimanendo su via Chiaia, proprio quando la strada compie una leggera curva, ci si imbatterà in palazzo Francavilla, meglio noto con il nome palazzo Cellammare. Si tratta di un edificio risalente al ‘500 e voluto da Giovanni Francesco Carafa, abate di Sant’Angelo di Atella.

E’ importante per due episodi di cronaca ( oltreché per la sua estetica. In primo luogo perché fu teatro della rivolta di Masaniello, dopodiché fu adibito a lazzaretto nel corso della celebre peste del 1656 che decimò la popolazione.

Nel 1700 venne poi acquistato dal principe di Cellammare, il Duca genovese Antonio del Giudice, e successivamente dal principe di Francavilla, noto soprattutto per i suoi banchetti sontuosi.

Tra i suoi proprietari illustri voglio però ricordare il matematico napoletano Renato Caccioppoli, che purtroppo proprio al suo interno si suicidò con un colpo di pistola. Sul suo conto molti sono gli aneddoti legati al suo genio e alla sua follia. Tra questi voglio ricordare che, siccome negli anni ’30 era malvisto per un uomo possedere cani di piccola taglia, Caccioppoli – per irriverenza – era solito uscire per la strada con al guinzaglio un gallo!

Un’ultima informazione va data soprattutto per gli amanti della storia di Napoli: a metà ‘700 a contribuire alla ristrutturazione di palazzo Cellammare è stato anche l’architetto Ferdinando Fuga. Stiamo parlando dell’architetto che, tanto per fare un esempio, progettò il Real Albergo dei povero, l’edificio più esteso d’Europa. Scusate se è poco…

Galleria Borbonica

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Galleria borbonica

La storia della galleria borbonica è una storia parimenti tutta napoletana. Nel 1853 infatti re Ferdinando di Borbone, avendo contezza del fatto che i moti risorgimentali del 1848 avevano creato un vulnus e memore della rivoluzione partenopea del 1799 che aveva causato la fuga dei sovrano da Napoli a Palermo, diede incarico all’architetto Errico Alvino affinché progettasse un viadotto sotterraneo che congiungesse il palazzo reale con l’attuale piazza Vittoria, dove appunto c’erano delle caserme. Lo scopo era duplice: realizzare un percorso militare rapido per difendere il palazzo reale da possibili attacchi e, in secondo luogo, garantire una via di fuga ai sovrani in modo che potessero arrivare a mare.

Vennero quindi progettate due gallerie: una detta reale o strada regia, che d arriva al largo Carolina, cioè alle spalle di piazza del Plebiscito ( che allora si chiamava largo di Palazzo), l’altra detta strada regina, che doveva arrivare a Santa Lucia.

In realtà la storia della galleria borbonica è legata ai bombardamenti del 1943, quando venne utilizzato dai napoletani come ricovero per stare al riparo dai bombardamenti americani. Successivamente, e cioè fino al 1970, fu poi deposito giudiziario. Per questo al suo interno, ancora oggi, sono visibili vetture e motociclette dei primi anni ’50.

Ciò detto, a riscoprire la galleria e a renderla di nuovo fruibile sono stati decine di volontari coordinati dal geologo Gianluca Minin, che attualmente la gestisce.

il sito https://www.galleriaborbonica.com/ vi fornirà tutte le informazioni di cui avete bisogno per organizzare la vostra visita. Di fatto si possono scegliere tra 4 modalità di visita e le stesse sono solo accompagnate ad orari prefissati.

Gli ingressi sono in via D. Morelli, 61 (ingresso pedonale del parcheggio Morelli) e in vico del Grottone, 4 (nei pressi di largo Carolina)

Piazza dei Martiri

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Piazza dei Martiri http://www.narrabondo.com

Piazza dei Martiri è la piazza principale di Chiaia ed anche la più elegante. Si caratterizza per il monumento ai martiri napoletani del 1799, 1820, 1848 e 1860, insomma è un monumento alla massoneria. Osservando il monumento si noterò un obelisco con alla cima una statua che simboleggia le virtù dei martiri. Sulla piazza si affaccia palazzo Partanna, ristrutturato dal Niccolini per Lucia Migliaccio, mentre nell’omonima via troviamo palazzo Calabritto, quest’ultimo progettato da Luigi Vanvitelli.

Palazzo Mannajuolo

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La scala elissoidale di palazzo Mannajuolo

Andando verso via Filangieri troveremo poi altri tre punti di interesse. Il primo che voglio citare è palazzo Mannajuolo, uno dei più bei palazzi del liberty napoletano. La sua peculiarità è quella di essere nella sua parte centrale a forma di un elissoide. Al riguardo, infatti, assume rilievo proprio la scala elissoidale in marmo a sbalzo con balaustra in ferro battuto.

Palazzo Mannajuolo ospita uffici, studi e abitazioni private. Per questo motivo si può visitare con discrezione solo chiedendo al portiere di poter osservare la scala. Chi scrive ha sempre visto soddisfatta la sua richiesta. Nel mio “5 cose alternative da fare a Napoli” inserisco proprio il suddetto palazzo.

Poco oltre palazzo Mannajuolo peraltro vi sono le rampe Brancaccio che collegano Chiaia col corso Vittorio Emanuele II e quindi con le scale del Petraio che conducono al Vomero.

Sono una prosecuzione della discesa delle scale del Petraio e si potrebbero datare intorno al 1600.

Dopo aver dato un’occhiata, prosegui diritto fino a raggiungere il PAN – Palazzo delle Arti di Napoli.

PAN – Palazzo delle Arti di Napoli

Il secondo punto di interesse che si affaccia su via Gaetano Filangieri è il PAN, il palazzo delle Arti di Napoli, museo di arte contemporanea. Qui, nel corso dell’anno, vengono allestite diverse mostre. Alcune sono poco interessanti, altre invece meritano la visita.

Chi scrive, ad esempio, è stato alla mostra del geniale incisore olandese  Escher.

Santa Teresa a Chiaia

Santa Teresa a Chiaia

Proseguendo su via Filangieri, si arriva a via Vittoria Colonna. Qui si può notare l’elegantissima e raffinatissima Chiesa di Santa Teresa a Chiaia, Chiesa barocca opera di Cosimo Fanzago. E’ una Chiesa poco citata nelle guide su Napoli, ma – a parere di chi scrive – è un piccolo gioiello impreziosito dalle scale.

Parco Margherita e il liberty napoletano

Parco marghrerita

Giungendo in piazza Amedeo, proprio tra la stazione della metro e quella della funicolare, si scoprirà così il parco margherita con i suoi villini liberty. Sono solo i primi di una lunga serie di villini che si scopriranno percorrendo via del parco Margherita fino al corso vittorio Emanuele. Si scopriranno in particolare i villini con le vetrate progettate da Giulio Ulisse Arata.

Castello Aselmeyer

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Castello Aselmeryer

Proprio nel momento in cui ci immetteremo in corso Vittorio Emanuele giungeremo così davanti al castello Aselmeyer, opera del grande architetto italo-scozzese Lamont Young. L’edificio è un esempio di gotico neomedievale e doveva essere un albergo destinato ai turisti inglesi. In realtà però, fin da subito, ha avuto una destinazione privata. A Lamont Young e alle sue opere ho dedicato il mio articolo “la Napoli di Lamont Young“, al suo interno trovate anche l’istituto Grenoble in via Crispi ( sempre a Chiaia), villa Ebe a Pizzofalcone, la Gaiola e il progetto del metropolitana e “Bagnoli con i canali come Venezia”.

La riviera di Chiaia

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Tornando indietro verso Chiaia, ci si può quindi indirizzare verso la riviera, in particolare verso la Chiesa di San Pasquale a Chiaia

Villa e Museo Pignatelli

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Lungo la riviera, proprio accanto alla villa reale, noterete un edificio in stile neoclassico. SI tratta di Villa Pignatelli, realizzata per volontà di Sir Ferdinand Richard Acton, f e su progetto dell’architetto Pietro Valente.

E’ famosa per essere stata acquistata dal banchiere tedesco Carl Mayer von Rothschild e successivamente dal principe Diego Aragona Pignatelli Cortés. Infine nel 1855 è stata donata allo stato italiano assieme a porcellane, cristalli e oggetti preziosi.

Periodicamente vi vengono organizzati eventi e concerti e al suo interno vi è anche il museo delle carrozze. E’ visitabili tutti i giorni, anche se non aspettatevi di vedere il più bell’edificio di Napoli. In questo post “visita a villa Pignatelli” ne parlo diffusamente.

Villa Comunale di Napoli

Fiancheggiando la riviera di Chiaia, in particolare da piazza della Vittoria a piazza della Repubblica, si snoda per oltre un km la villa reale ( oggi comunale). Risale al 1697 e fu ideata nel 1697, ma rifatta nel 1778 da Carlo Vanvitelli per volontà di Ferdinando IV di Borbone. Dopodiché Giuseppe Bonaparte fece realizzare un boschetto con sentieri e aiuole.

Cassa armonica di Errico Alvino
Alexandre Dumas la definì « la più bella e soprattutto la più aristocratica passeggiata del mondo.»

Al suo interno troverete i busti degli uomini illustri, opere neoclassiche, fontane, ma soprattutto la Casina Pompeiana e la cassa armonica di Errico Alvino.

Purtroppo attualmente la villa reale sta vivendo un momento per lei cupo e non è valorizzata come merita.

Un’ulteriore espansione verso il mare avvenne negli anni ‘70 con la colmata di Via Caracciolo, quando fu realizzato un nuovo ingresso da Piazza Vittoria, che sostituisse quello di Vanvitelli.

Stazione zoologica e acquario Anton Dohrn

All’interno della villa reale si trova peraltro la stazione zoologica Anton Dohrn, edificio importantissimo perché ospita un centro di ricerca antichissimo e tuttora in attività. Ospita altresì il secondo acquario più antico del mondo. Il centro fu realizzato su iniziativa del zoologo tedesco Anton Dohrn nel 1872 per lo studio della fauna e della flora del golfo di Napoli. Chi voglia può visitare l’acquario, recentemente riallestito e riorganizzato. Si possono prenotare le visite direttamente sul sito https://fondazionedohrn.it/home/aquarium/

Mergellina e piazza Sannazaro

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Fontana della sirena a piazza Sannazaro

Dal cuore di Chiaia ci spostiamo a Mergellina, precisamente nella bella piazza dedicata al poeta Jacopo Sannazaro, poeta che – come ricordava Riccardo Pazzaglia nel film 32 dicembre – vive l’onta di vedere sempre storpiato il suo nome. Tanto è vero che persino sulle insegne della piazza è scritto con due zeta (sic!).

La piazza è caratterizzata dalla fontana della Sirena, in onore della sirena Partenope che cercò di ammaliare Ulisse e poi si suicidò davanti alle acque di Napoli. Qui è possibile visitare la chiesa di Santa Maria a Piedigrotta e la bella stazione ferroviaria di Mergellina.

Parco vergiliano a Piedigrotta

Parco Vergiliano a Napoli: storia, orari, come arrivare | Napolike
Tomba di Leopardi


La vera chicca è però il parco vergiliano. Mi raccomando, parco vergiliano scritto con la e e da non confondere col parco virgiliano ( con la i) che si trova a Posillipo. Qui, signori, vi sono le tomba di Giacomo Leopardi e di Virgilio ( Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc / Parthenope), ma si gode anche di un bellissimo panorama sulla città. Peraltro vi è anche uno degli ingressi della Crypa neapolitana che collegava anticamente Neapolis con l’area flegrea, in particolare con Cuma.

Castel dell’Ovo

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Castel dell’Ovo

Cito il castel dell’Ovo per ultimo, ma solo per motivi logistici perché legato al culto di Virgilio, poeta che nel medioevo si riteneva avesse poteri magici. Il nome ovo, infatti, deriva dall’uomo che lo stesso Virgilio avrebbe nascosto nelle segrete dell’edificio, uomo che aveva il potere di mantenere in piedi la fortezza e dalla cui integrità dipendevano le sorti dell’intera Napoli. Il castello si trova sull’isolotto di Megaride o, meglio di Borgo Marinari.

Non siamo propriamente a Chiaia, ma a Santa Lucia. Essendo uno dei monumenti principali di Napoli, mi limito però a queste poche parole e rinvio per approfondimenti alla mia guida a Napoli in 4 giorni.

Dove mangiare a Chiaia?

Bene, bene, dopo aver scritto cosa vedere a Chiaia, consentitemi di fornire altresì qualche consiglio in ordine ai posti in cui mangiare.

  • Caffè e dolci

Un buon caffè lo trovate al Gran Caffè La Caffettiera in piazza dei Martiri. Si tratta di un bar storico che a pranzo offre anche menù ottimi per qualità e prezzo-.

Per i dolci consiglio la pasticcieria Salvatore Varriale in via Filangieri 75.

Quanto alla pizza, mi limito a fornire tre indirizzi:

  • Ciro Cascella in via San Pasquale 68
  • 50 kalò in piazza Sannazaro
  • Pizzeria Salvo alla riviera di Chiaia 271

Passiamo ora ai ristoranti:

5 commenti

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